Indicazioni per ECM

Il corso è stato accreditato per 6 crediti ECM.
Le professioni sanitarie di destinazione, che quindi possono ricevere gli ECM:

  • Ostetrica/o
  • Medico: tutte le specializzazioni
  • Psicologia; Psicoterapia
  • Assistente sanitario
  • Educatore professionale
  • Fisioterapista
  • Infermiere
  • Infermiere pediatrico

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6.3 Usala o perdila

La nostra vagina è un essere dinamico che per restare viva ha bisogno di muoversi.

A riposo resta chiusa, come i fiori di notte, ma quando serve si apre e respira.

Se la vagina resta chiusa troppo a lungo perderà la memoria della sua elasticità e del suo riuscire ad adattarsi a nuovi ospiti, rischiando di avere difficoltà a provare piacere.

La vagina è un canale fibromuscolare abbracciato da buona parte dei muscoli del pavimento pelvico e sappiamo bene che anche questi ultimi hanno bisogno di “muoversi” per restare normotonici ed elastici.

Avete presente quando si sta troppo fermi riducendo al minimo le attività fisiche, ad esempio quando si cammina poco? Ora immaginiamo lo stesso principio per le strutture della vagina: considerando che tali strutture a riposo si “chiudono”, cosa succede se restano chiuse troppo a lungo? Ecco, la ripresa (una penetrazione con pene, sextoy, dita) potrebbe dunque infastidire o addiruttura causare dolore, perché la muscolatura non è più abituata.
In alcuni casi, in base al tipo di “letargo”, ci potrebbe essere dolore alla penetrazione, taglietti vari alla apertura vaginale, bruciore, poca lubrificazione.

Se il perineo prima del letargo non era già molto felice, la poca attività può incidere ancora di più.

I tessuti erettili della clitoride vanno tenuti in attività!
Per chi non lo sapesse arterie e capillari hanno una tonaca muscolare: se il corpo erettile non si riempie (dunque se i capillari non lavorano gonfiandosi ogni tanto con l’eccitazione) questo può incidere sulla buona erezione della clitoride!

Inoltre i muscoli citati prima abbracciano e sostengono la clitoride e se questi non gliela fanno, ecco che la clitoride ne risente.

Che siate single o no, usarla felicemente e spesso con penetrazioni (oggetti sicuri come sextoy, dita e peni), la mantiene in salute e felice. E questo vale anche per massaggi fuori dalla masturbazione!!

In merito a tutto ciò non dimenticate che anche se al momento la vostra vagina non prova piacere, è importantissimo darle una chance! 

Anche per le coppie di donne che non prendono in considerazione la penetrazione con dildi realistici per vari motivi:
non pensate a un sextoy penetrativo esclusivamente come ad un pene, ma pensate a un sextoy che possa rendere vulvagina e clitoride felici. Difatti, nonstante non siano semplicissimi da trovare, esistono sextoy per la penetrazione che non assomigliano ai peni. Invece, per quelle persone che non desiderano alcun tipo di penetrazione nei rapporti intimi è possibile considerare dei massaggi per mantenere elastica la vulvagina.

In ambito scientifico ci sono numerosi studi in merito alla masturbazione maschile, utilizzata a scopo terapeutico, per la cura di diverse patologie come l’eiaculazione precoce e l’impotenza. Molti altri studi, parimenti, dichiarano che frequenti eiaculazioni riducono l’incidenza del cancro alla prostata.

Quindi, nell’uomo, avere frequenti erezioni ed eiaculazioni:

  • riduce l’incidenza del cancro alla prostata;
  • migliora le stesse funzioni erettili;
  • aumenta la consapevolezza e il controllo (si possono prolungare, ad esempio i tempi dell’erezione);
  • lascia i tessuti ben ossigenati e “vivi”.

Di contro, sui medesimi siti di ricerca scientifici (Pub Med fra i primi) sono molto pochi gli studi sulla masturbazione femminile, nonostante questi potrebbero aiutare le donne a conoscere meglio se stesse e ad imparare a raggiungere gli orgasmi così da viverli meglio anche in coppia.

Più il clitoride si “allena” più sarà in grado di rispondere meglio alle successive eccitazioni e stimolazioni. La masturbazione delle clitoridi (come quelle dei peni):

  •   migliora l’irrorazione: quindi i tessuti erettili si erigeranno più facilmente;
  •   migliora la consapevolezza di sè e di cosa piace, così da poterlo comunicare anche allə partner;
  •   migliora l’eccitazione: una maggiore irrorazione di sangue terrà ben ossigenata e alimentata la vagina. Questo migliorerà la lubrificazione e favorirà il mantenimento di una sana flora vaginale (che ha il compito di proteggere la vagina dalle aggressioni esterne);
  •  effettuata con un sex toys dedicato alla penetrazione, attiverà maggiormente il pavimento
    pelvico
    , “obbligandolo” a contrarsi e rilassarsi. Questa è un’ottima ginnastica, soprattutto per le donne che hanno disfunzioni al perineo.

Inoltre gli orgasmi si possono imparare!

Nel tempo le vulvagine possono scoprire nuovi tipi di orgasmo! E questo è possibile proprio masturbandosi, che sia da sole o in compagnia, esplorando le zone erogene e i punti di maggior piacere, stimolandoli anche in maniere e in posizioni diverse!

Per entrambi i sessi, più orgasmi possono equivalere a “l’appetito vien mangiando!”

Bibliografia

  • Senza Tabù. Il mio corpo come funziona, il piacere come si fa. Violeta Benini
  • Atlas of Human Anatomy – Frank H. Netter
  • Obstetricia, ginecologia y salud de la mujer. Netter
  • Atlas of anatomy – Gray
  • Ginecologia e ostetricia. Pecorari, Pescetto, De Cecco e Ragni
  • Anatomic Study of the Clitoris and the Bulbo- Clitoral Organ – Vincent Di Marino e Hubert Lepidi
  • “The clitoral complex: A dynamic sonographic study” Foldes P. and Buisson O. nel 2009
  • Riabilitazione del Pavimento pelvico. Arianna Bortolami
  • The Overactive Pelvic Floor. Anna Padoa, Talli Y. Rosenbaum
  • Therapeutic Management of Incontinence and Pelvic Pain Pelvic Organ Disorders. J. Haslam, J. Laycock
  • FemaleGenito-PelvicPain/PenetrationDisorder: Review of the Related Factors and Overall Approach. Ana Dias-Amaral, André Marques-Pinto
  • “The Female Prostate Revisited: Perineal Ultrasound and Biochemical Studies of Female Ejaculate Author links open overlay panel” Florian Wimpissinger, Karl Stifter, Wolfgang Grin, WalterStackl
  • “Female Ejaculation Orgasm vs. Coital Incontinence: A Systematic Review Author links open overlay panel” Zlatko Pastor
  • G-Spot Anatomy and its Clinical Significance: A Systematic” Review Adam Ostrzenski
  • “Differences between male and female prostates in terms of physiology, sensitivity to chemicals and pathogenesis-A review in a rodent model” Bruno D.A. Sanches, Hernandes F Carvalho, Juliana S Maldarine, Manoel F Biancardi, Fernanda C A Santos, Patricia S L Vilamaior, Sebastião R Taboga
  • “Verification of the anatomy and newly discovered histology of the G-spot complex” A Ostrzenski, P Krajewski, P Ganjei-Azar, A J Wasiutynski, M N Scheinberg, S Tarka, M Fudalej
  • Manuale illustrato di terapia sessuale. H. Kaplan
  • Sexual desire, the brain and our interoceptive consciousness – Mark Mieras
  • Women’s orgasm – Cindy M Meston, Roy J Levin, Marca L Sipski, Elaine M Hull, Julia R Heiman
  • A dual physiological character for sexual function: libido and sexual pheromones – Ion G Motofei
  • Disorders of orgasm in women – Cindy M Meston, Elaine Hull, Roy J Levin, Marca Sipski
  • A general look at female orgasm and anorgasmia – Margaret Redelman
  • Differences in Orgasm Frequency Among Gay, Lesbian, Bisexual, and Heterosexual Men and Women in a U.S. National Sample – David A Frederick, H Kate St John, Justin R Garcia, Elisabeth A Lloyd 
  • Female Orgasm(s): One, Two, Several – Emmanuele A. Jannini, Alberto Rubio‐Casillas, Beverly Whipple, Odile Buisson, Barry R. Komisaruk, Stuart Brody
  • Multiple Orgasms in Men—What We Know So Far Erik Wibowo and Richard J. Wassersug
  • Inaccessible Masturbation, Impossible Mourning: Collective Melancholia, the Prohibition on Female Sexual Subjects in India, and Masturbation Fantasy as a Zone of the Strange – A Narayanan
  • Notes from the back room: gender, power, and (In)visibility in women’s experiences of masturbation – Breanne Fahs, Elena Frank
  • Treatment of Provoked Vulvodynia in a Swedish cohort using desensitization exercises and cognitive behavioral therapy – Suzanne Lindström, Linda J Kvist
  • Masturbation among women: associated factors and sexual response in a Portuguese community sample – Ana Carvalheira, Isabel Leal
  • The role of masturbation in healthy sexual development: perceptions of young adults – Christine E Kaestle, Katherine R Allen
  • “Sexual pleasure on equal terms”: young women’s ideal sexual situations – Eva Elmerstig, Barbro Wijma, Kerstin Sandell, Carina Berterö
  • Women’s Clitoris, Vagina, and Cervix Mapped on the Sensory Cortex: fMRI Evidence – Barry R. Komisaruk, Nan Wise, Eleni Frangos, Wen‐Ching Liu, Kachina Allen, Stuart Brody
  • Neural pathways mediating vaginal function: the vagus nerves and spinal cord oxytocin – Barry R Komisaruk, Giorgio Sansone
  • Novel topical formulation applied to the nipple-areola complex improves female orgasm – Michael Krychman, Andy Goren,Len Brandt, John McCoy
  • Topical Alpha-1 Adrenergic Receptor Agonist Applied to the Nipple/Areola Complex Improves Female Orgasmic Function – Andy Goren, John McCoy, Michael Krychman, Leonard Brandt, Amadej Lah, Neal Lonky 
  • ‘Complete’ spinal cord injury does not block perceptual responses to genital self-stimulation in women – B R Komisaruk, C A Gerdes, B Whipple
  • Female Orgasm(s): One, Two, Several – Emmanuele A. Jannini, Alberto Rubio‐Casillas, Beverly Whipple, Odile Buisson, Barry R. Komisaruk, Stuart Brody
  • The orgasmic history of oxytocin: Love, lust, and labor – Navneet Magon, Sanjay Kalra
  • Vaginal orgasm is more prevalent among women with a prominent tubercle of the upper lip – Stuart Brody, Rui Miguel Costa
  • Multiple Orgasms in Men—What We Know So Far Erik Wibowo and Richard J. Wassersug
  • A mixed-methods exploration of women’s experiences of anal intercourse: meanings related to pain and pleasure Aleksandar Stulhofer, Dea Ajduković
  • Why women engage in anal intercourse: results from a qualitative study – Grace L Reynolds, Dennis G Fisher, Bridget Rogala
  • REVIEWS: The Clitoral Complex: A Dynamic Sonographic Study – Pierre Foldes e Odile Buisson
  • Anatomic distribution of nerves and microvascular density in the human anterior vaginal wall: prospective study – Ting Li 1, Qinping Liao, Hong Zhang, Xuelian Gao, Xueying Li, Miao Zhang
  • Female ejaculation orgasm vs. coital incontinence: a systematic review – Zlatko Pastor
  • Vaginal health and hygiene practices and product use in Canada: a national cross-sectional survey – Sara E Crann, Shannon Cunningham, Arianne Albert, Deborah M Money, Kieran C O’Doherty 
  • Role of female intimate hygiene in vulvovaginal health: Global hygiene practices and product usage – Ying Chen, Elizabeth Bruning, Joseph Rubino, Scott E Eder

5.2 Ascolto della vagina e del pavimento pelvico

Esplora la vagina e ascolta le sensazioni che la paziente ti riferisce:

  • il dito entra con facilità o prova un qualche fastidio? E se si, quale?
  • quanta accoglienza ha il tuo dito? è stretta? senti come delle “corde tese”?
  • se inserisci due dita, invece, quanta accoglienza c’è? riesci ad aprire le dita facilmente una volta dentro? quanto ti sembra elastica? L’entrata vaginale dovrebbe essere elastica e permettere l’apertura di 2 dita senza che la paziente senta dolore, bruciore o altri fastidi.
  • esplora più in fondo alla vagina: riesci a sentire la cervice? dovrebbe avere una forma a cilindro con la sua mucosa molto più lisca rispetto al resto della vagina. Se questa guarda verso il basso (solitamente con un utero antiverso) è probabile che tu non riesca a sentirla tutta, così come se la vagina è più profonda delle tue dita. Se sei riuscita a sentire la cervice, ti sembra centrale o spostata? Guarda a destra o a sinistra? La cervice dovrebbe avere una forma a cilindro, come il burro di cacao per le labbra, essere ben centrale e allineata. Se invece ha una forma a “rossetto” significa che scende troppo quando la paziente è in piedi, venendo schiacciata dai muscoli, così come se decentrata o obliqua indica che l’utero non è centrale. Non dovrebbe, inoltre, far male spostarla con le dita o un sextoy.
  • come ti sembra lo spazio in fondo alla vagina? è più largo rispetto all’entrata? quanto ti sembra più largo? ci sono tensioni se lo stiri? Dovrebbe essere morbido ma non troppo quindi con una certa tonicità. Se è troppo cedevole o “morbidoso” potrebbe indicare un prolasso, mentre se è troppo teso e dolente potrebbe indicare che ci sono delle aderenze.

Come funziona il perineo?

  • Riesce a respirare “di pancia”? Riesce a respirare con diaframma respiratorio? Con la respirazione diaframmatica “vera” (che non è affato come quella di pancia) si dovrebbero allargare le ultime costole e la pancia rientrare leggermente.
    Con la respirazione diaframmatica si dovrebbe muovere anche il perineo ad ogni respiro (che più raramente può muoversi anche con respirazione di pancia).
    Mettiti seduta con schiena appoggiata su un supporto (tipo letto) e con le gambe aperte. Piazza uno specchio in mezzo alle gambe che non abbia bisogno delle tue mani per stare in piedi. Puoi anche appoggiarlo e tenerlo con i piedi.
    Respira come fai di solito e osservati con lo specchio. Si muove il perineo? E se respiri più profondamente si muove?
  • Riflesso del guardiano. Rispolvera il capitolo 3.8 (QUA) e cerca di osservare la tua vulva allo specchio. Se ridi o fai un colpo di tosse cosa succede? Gli addominali si attivano tutti, solo in parte o per nulla? Vedi il tuo perineo attivarsi tutto, in parte o venir spinto fuori? La pancia si dovrebbe attivare tutta e il perineo si dovrebbe attivare tutto. Se non riesci a vedere con lo specchio puoi sempre metterti in posizione seduta con un asciugamanino arrotolato e appoggiato sulla vulva e provare a respirare o tossire, per percepire così il movimento del tuo perineo.
  • Dovremmo liberare 5-8 minzioni quotidiane per circa 1,5-2,5 lt di acqua (ogni minzione circa 300 ml). Ne fai di più rispetto a quanto bevi? hai la sensazione di fare minzioni frequenti e piccoline?
    Hai spesso la sensazione di dover urinare o devi fare una pipì “preventiva”? Hai perdite di pipì anche solo in occasioni sporadiche? hai la sensazione di non arrivare in bagno in tempo? Hai la sensazione di non svuotarti del tutto o dover fare di nuovo pipì dopo 5 minuti? Devi spingere per farla all’inizio, alla fine o sempre?
    Noi dovremmo urinare in base a quanto beviamo (1 pipì 300 ml circa, 1,5lt di liquidi = 5 minzioni), nè spingere, nè sentire il bisogno di svuotarci ogni volta che lasciamo un edificio e non avere timore di non arrivare in tempo al bagno!
  • Defecazione. Fai la cacca tutti i giorni? Fai meno cacche alla settimana? le cacche sono troppo dure o troppo morbide? devi spingere? hai le emorroidi (anche se non sono infiammate, se hai “pallini” che fuoriescono dall’ano sono emorroidi)? Senti di svuotarti completamente oppure no? Devi spingere all’inizio, alla fine o per tutta la defecazione? ci metti tanto o poco? Provi dolore?
    Anche se diversi studi riferiscono che le feci possano avere una frequenza inferiore a 7 volte alla settimana (quindi di 1 volta al giorno), per il perineo è più salutare defecare quotidianamente per evitare che le feci induriscano troppo e si debba, di conseguenza, spingere per espellerle. Fisiologico anche defecare più volte al giorno sempre che le feci siano formate e morbide.
    Non dovremmo mai spingere e il tempo di evacuazione delle feci, inoltre, dovrebbe essere meno di 3 minuti. Non dovremmo avere emorroidi o tagli, nè perdere feci o gas o avere altre sensazioni fastidiose.
  • Sessualità. Dovremmo poter provare orgasmi con tutti i tipi di stimolazioni e posizioni. Non dovremmo MAI avere dolore, nemmeno in profondità. Il dolore in profondità se presente si può risolvere con un percorso di riabilitazione pelvica, mentre quello all’inizio della penetrazione solitamente è dovuto a una infezione vaginale, sempre risolvibile.

6.1 Igiene intima

L’igiene intima è molto importante, ma non bisogna esagerare: molte persone infatti si lavano troppo oppure
usano i detergenti sbagliati. Due bidet al giorno sono più che sufficienti, ma ti assicuro che se ne farai soltanto uno non ti accadrà nulla di grave, né a te, né al tuo pene o alla tua vagina.
Lavarsi troppo spesso con il detergente, piuttosto, può alterare la flora batterica della vulva e del pene. Ma anche sciacquarsi solo con acqua, ad esempio tutte le volte che si urina, può provocare irritazioni.
Il pH dei genitali è diverso dal pH nel resto del corpo.; quello della vulva è compreso tra 4 e 5, mentre quello del pene si aggira intorno a 7. Per questo maschi e femmine non dovrebbero usare lo stesso detergente intimo ed, inoltre, bisognerebbe evitare di usare il sapone di Marsiglia o il bagnoschiuma al posto del detergente intimo.

Per la vulva è consigliato un detergente intimo con pH acido tra il 3,5 e il 5, mentre per il pene è sufficiente un prodotto a pH “neutro”, intorno al 7.

Come lavarsi?

Per evitare di contaminare i genitali con agenti patogeni presenti nelle feci, bisogna sempre lavarsi (e sciacquarsi) con movimenti che vanno dai genitali (pene o vulva) verso l’ano e mai viceversa.

La vulva non ha bisogno di grandi attenzioni e, a meno che non sia presente dello smegma tra le labbra esterne e quelle interne, non serve strofinarla molto.

Vagina e retto non devono essere lavati perché sono autopulenti. La vagina si deterge da sola con le secrezioni vaginali, mentre il retto si pulisce ogni volta che elimina le feci. Se per caso senti il bisogno di fare una pulizia più profonda prima di un rapporto intimo, non usare comunque detergenti perché le mucose interne sono molto sensibili.

Quando i genitali sono sani non producono odori sgradevoli: se per caso dovessi avvertirli, rivolgiti a unə professionistə per appurare che non ci siano infezioni o uno squilibrio della flora batterica.

Alcune persone preferiscono lavarsi i genitali prima di ogni rapporto intimo. È una scelta personale, che può dipendere anche dai gusti del partner o della partner. C’è chi preferisce l’odore “naturale” dei genitali, chi apprezza il profumo lasciato dal detergente e chi non disdegna l’odore più intenso, tipico di chi non si lava da qualche giorno.
Lo stesso discorso vale per le pratiche igieniche da eseguire dopo ogni rapporto: se ti senti a tuo agio e non avverti il bisogno di lavarti subito, non è un problema: puoi farlo prima di andare a dormire o al mattino successivo. Non sarà un bidet in più a ridurre il rischio di contrarre malattie sessualmente trasmissibili, ma solo i preservativi!
Se invece senti il bisogno di lavarti, usa le stesse accortezze di sempre, mentre se sei fuori casa puoi usare delle salviette intime o un fazzolettino bagnato.

6.2 Pelo o non pelo? questo è il dilemma

Far crescere (e come farlo) o radere i peli pubici, cambia solitamente in base a due fattori principali: alle mode e culture, o in relazione a quello vogliamo (oppure che gli altri desiderano, chiedendocelo a volte esplicitamente).

Spesso, però, mi capita di sentire alcune persone che si radono anche se non lo farebbero/vorrebbero, o che usano parole del tipo “devo depilarmi perchè mi vedo con tizi*”. Di controparte, chiaramente, ci sono anche tante persone che si radono perchè si sentono più in ordine, pulite o qualsiasi altra motivazione sentano propria.

Ci sono, invece, culture come quella islamica dove la rasatura di ascelle e inguine è indicata come una buona regola per la Sunna (il codice di comportamento) o anche culture indiane dove è stato provato che questa veniva fatta già nel 3000/4000 A.C. o che tale pratica venisse consigliata per eliminare la pediculosi già intorno al XV secolo.

E’ negli anni ’80 che, con il dilagarsi dell’HIV e di altre malattie sessualmente trasmissibili,
si inizia a depilare l’inguine in maniera più massiccia (anche perchè c’era molta più libertà sessuale). La depilazione prende piede facilmente, in seguito, anche nel mondo del porno, e di conseguenza (come capita spesso) viene presa d’esempio dalla massa fino a diventare una moda. Come c’era da immaginarsi ci troviamo, in questo caso, davanti a una inversione: le persone pelose, da un preciso “movimento culturale” in poi, vengono viste male e non solo per i peli inguinali ma anche i peli sulle gambe (nel caso delle donne) e i peli sulla schiena/petto (nel caso degli uomini, derisi con la “maglietta della salute naturale”).

Il “documentario” sotto riportato, ci mostra come ancora negli anni ’70 andasse di moda il “pelo”

Ma a cosa servono i peli pubici

  • sono una chiara evidenza dell’azione degli ormoni nello sviluppo degli adolescenti.
  • creano un “tappetino” morbido che riduce l’attrito, evitando che si creino lesioni o abrasioni sui genitali.
  • anche se non sono fittissimi, sono una specie di “muretto” che riduce il rischio di contrarre infezioni non desiderate
  • si profumano con i ferormoni rilasciati dalle ghiandole apocrine: quindi la presenza del pelo equivale alla partecipazione di più ferormoni e di conseguenza porta ad essere “eroticamente” più attraenti.

Ma perchè le persone si depilano i genitali?

Non c’è una risposta unica. Come detto:
C’è la moda avviata negli anni ’80, portata avanti dai film porno, che ha deviato il giudizio popolare a trovare indecenti i peli superflui, tanto che esistono anche campagne a favore del pelo libero.
C’è la sensazione di sentirsi “più puliti” , soprattutto per le donne che – se non usano la coppetta mestruale- potranno ritrovarsi con dei “tarzanelli” non indifferenti.
Ci sono le richieste dei/delle partner che possono infastidirsi se in bocca gli resta un pelo.
C’è il pregiudizio che avvertiamo se facciamo qualcosa “contro corrente” e quindi tendiamo ad uniformarci, per non sentirci esclusi.

Quali sono, dunque, le possibili complicazioni quando vengono estirpati?

In base al modo in cui vengono tolti (rasoio, forbici, ceretta, epilazione permanente) ci possono essere piccole ferite sulla cute e infiammazione dei bulbi piliferi. Quindi la cute che perde integrità ha un rischio aumentato di infettarsi.
Inoltre se vengono usati i rasoi del partner (soprattutto impiagati per altre zone) c’è il rischio di infezione attraverso il rasoio stesso.
Dilagazione di peli incarniti che portano alla formazione di piccoli brufoli dolorosi, che possono a loro volta degenerare in qualcosa di più “grosso”.

Per trovare una soluzione alle irritazioni potete leggere i consigli che do per le vulvovaginiti da contatto (clicca qua).

Qua invece una serie di immagini sulle cute irritate dopo la tosatura (clicca).

Uno studio del dicembre 2016 (Correlation between pubic hair grooming and STIs: results from a nationally representative probability sample) ha messo in evidenzia come la depilazione dei peli pubici porti ad un aumento del rischio di prendersi una MST (malattia sessualmente trasmissibile).

Lo studio è stato effettuato seguendo 7580 persone (statunitensi) dove il 74% ha ammesso di radersi in un qualche modo i genitali (sia in parte che totalmente): di questi, a depilarsi, erano l’84% delle donne e il 66% degli uomini.

In base alla frequenza di rasatura aumenta il rischio di contrarre una MST!

Lo studio però non è molto chiaro sulle abitudini e sulla frequenza dei rapporti sessuali, come sulle protezioni (preservativo & oral dam) per ridurre il rischio di contrarre una infezione.

Cosa fare?

Intanto le persone dovrebbero sentirsi libere di portare il pelo come più desiderano, ma siamo ancora lontani da questo. Ricordo ancora la domanda di una tredicenne che tutta preoccupata mi chiedeva in che modo doveva radersi, doveva andare in piscina e la presenza del pelo le causava disagio. Ma non sapeva quale “stile” usare. Ormai siamo in una società che se vede due peli uscire dal costume urla allo scandalo!
Scommetto che se ci fossero meno pregiudizi, al mondo ci sarebbero più persone pelose!

In qualche articolo a riguardo ho letto che il depilarsi è la maniera in cui le donne si prendono cura di se stesse: questo viene trasmesso, quindi, come se fosse la cosa “giusta da fare”, instillando quindi il principio che dobbiamo raderci.

La presenza del pelo, sia chiaro, non è la protezione assoluta contro le malattie sessualmente trasmissibili: si devono comunque usare le precauzioni ed una corretta igiene, avere una corretta igiene personale, lavarsi spesso e con poco sapone e meglio se quello adeguato al proprio sesso. I cattivi odori vengono quando non ci laviamo: se ci laveremo non puzzeremo, anche se abbiamo una foresta amazzonica in mezzo alle gambe!

Importantissimo, ovviamente usare sempre le protezioni quando si hanno rapporti con partner occasionali e in relazioni appena nate, o se non c’è tutta quella fiducia che il partner sia fedele.

3.2 La Vulva

Come appaiono i genitali femminili esternamente?
Nascosti potremmo dire, e in effetti è vero. La vulva è ben nascosta, in mezzo alle gambe e poi protetta dalle grandi labbra e dai peli pubici. Non è a portata di mano come il pene e una persona può metterci un po’ a scoprirsi, soprattutto se nessuno gli dice che conoscere il proprio sesso sia una cosa normale e naturale, e che può tranquillamente studiarsela in vari modi, guardandola con uno specchio o tastando per capire le forme.
Spesso sono i/le partner a conoscere meglio le vulvagine rispetto a chi ne possiede una!

La vulva è la parte esterna, quella che guarda il mondo e che spesso porta scandalo se se ne parla o la si vede. Ai ragazzi delle Medie fa meno scalpore il disegno del pene eretto che la visione del disegno di una vulva dove si vedono tutte le sue parti. Una cosa che forse non tutte sanno è che le vulve son tutte diverse, non esiste un modello di bellezza unico, non esiste la moda delle piccole labbra più o meno corrugate, per dire.. anche se sempre più spesso si sentono notizie di persone che fanno interventi plastici per “ringiovanirsi”.

Magari molti già sanno che il monticello sopra quell’osso duro, dove ci si fa la ceretta alla brasiliana si chiama monte di Venere: questo prosegue e si trasforma nelle grandi labbra che, anch’esse, ospitano peli sul lato esterno e stanno solitamente chiuse a proteggere la vulva. Il monte di Venere è più prominente nei corpi che hanno maggior accumulo di adipe e se i pantaloni sono un po’ stretti lo segnano e questo si chiama “zoccolo di cammello” o “camel toe”. A molte persone può sembrare una cosa brutta e inguardabile, mentre ci sono persone a cui piacciono le vulvagine la trovano anche molto eccitante.
Più internamente, sotto maggiore protezione, si trovano le piccole labbra che hanno un aspetto irregolare e possono essere davvero molto diverse tra una persona e l’altra, per colore, forma e grandezza o asimmetriche tra loro, ovvero che nella stessa persona un piccolo labbro può essere molto diverso dal suo compagno.

Le labbra interne nascono dal clitoride, come un proseguimento del prepuzio (per prepuzio si intende la pelle che ricopre la clitoride e nel pene sarebbe quella porzione di pelle che ricopre il glande), in questa zona prepuzio e piccole labbra assomigliano un po’ a un mantello che copre la testa (clitoride) e che poi scende sulle spalle.

Le labbra interne si uniscono poi nel lato opposto, vicine all’ano per intenderci, in un punto chiamato forchetta. Le piccole labbra non sono coperte da peli.
Ancora più internamente, appena sotto il clitoride, dopo il vestibolo (una piccola porzione triangolare) si trova il meato urinario o apertura ureatrale, conosciuto dagli amici anche come uretra e appena più sotto si trova il vestibolo della vagina o apertura vaginale. Dall’uretra fuoriesce l’urina o il liquido prodotto dalle ghiandole di Skene con l’eiaculazione femminile. Sono molto rare le vulvagine la cui uretra sfocia in vagina.

Le labbra interne hanno una funzione specifica nel piacere di una clitoride.
Sono “riempite” di un tessuto spugnoso che con l’eccitazione si riempie di sangue e la loro mucosa speciale è ricoperta di sensori per il piacere. Inoltre sono da ‘vedere’ come un prolungamento del canale vaginale che con i movimenti della penetrazione (di pene o sextoy) vanno a tirare e stimolare il glande della clitoride. Una stimolazione aggiunta a quella diretta sui bulbi della clitoride fatta da pene/sextoy.
La salute delle labbra è connessa a quella del perineo, come avviene anche per la clitoride. Se arriva poco sangue perché i muscoli del perineo sono poco attivi (sia ipertono che ipotono) si possono avere delle piccole labbra tristi, poco vive.

Labiaplasty Procedure explained video by Dr Mark Lowney


Nel video si vede uno degli interventi che fanno sulle labbra interne. Questo è molto radicale e mostra bene come de natura la loro funzione. Si nota come il glande e il corpo della clitoride siano stirati, spostati. Questo capita anche con interventi meno radicali, ma si ha sempre lo stesso effetto.
Questi interventi li propongono per persone che hanno difficoltà fisiche di ingombro, ma mi domando se non attirino di più le persone che pensano di non avere dei bei genitali perché non attinenti all’immaginario collettivo (basti vedere 5 porno diversi per capire quale sia, e credetemi che la maggior parte di quelle vulvagine ha una disfunzione del perineo).
Altri interventi li propongono per chiudere la apertura vaginale o per aumentare il piacere, quando basterebbe della sana riabilitazione del pavimento pelvico.

E’ nell’apertura vaginale dove si trova o trovava l’imene, quella membrana circolare che protegge ancora di più la vagina.

Tutta la parte interna e le piccole labbra sono ricche di ghiandole che producono vari tipi di muco. Esistono ghiandole sebacee sia sulle labbra esterne che nella parte inferiore delle stesse labbra, chiamate ghiandole del Bartolini e che secernono un muco (il quale è ignoto ancora a cosa serva) durante l’orgasmo femminile.

Spesso i disegni anatomici che troviamo sui libri (anche quelli definiti “seri” nella loro categoria) rappresentano malamente la reale anatomia di una vulva.

Vediamo alcune vulve vere

Qua sotto vi metto delle vulve vere, dove si notano:

  • più o meno pelo;
  • labbra esterne più o meno polpose;
  • labbra interne più o meno sporgenti;
  • labbra interne più o meno cicciose o sgonfie come il basilico;
  • vulve più chiuse e vulve più aperte;
  • vulve con alcune cicatrici.

Queste sono alcune tra le vulve delle mie pazienti alla prima visita e, ovviamente, per lo più NON sono in salute.

Una vulva sana:

  • ha labbra esterne ed interne polpose, arzille;
  • non si vede l’apertura vaginale perchè le labbra la chiudono (quando c’è una apertura si parla di “beanza vulvare”);
  • può avere colori più scuri sulle labbra interne;
  • la pelle che circonda le labbra esterne (non parlo dunque delle labbra ma di quello che le circonda) e il colore delle pieghe inguinali non deve avere un colore diverso da quello delle cosce:  se è più scuro o caffelatte o ingiallito potrebbe essere acantosi nigricans (eccesso di insulina per cattiva gestione dei carboidrati);
  • ha un centro tendineo disteso, non bombato e rilassato.

Beanza vulvare

Queste di seguito sono due vulve diverse. 

A sinistra abbiamo una vulva ben chiusa, dove si nota come l’imene chiuda bene l’entrata vaginale.

Nella vulva di destra invece si nota una franca apertura. Si vede come l’imene sia tutto disteso e quasi scomparso e si notano inoltre degli ingombri (il retto e l’uretra prolassati). La vulva a Destra sicuramente non è in salute.

Una vulvavagina aperta, o beante, non è per forza “vecchia” perché anche una donna con 20 anni può avere una vulva beante. E non per forza deve aver partorito vaginalmente.

Quand’è che una vulva resta aperta e non si chiude?
Quando i muscoli più esterni del perineo non funzionano come dovrebbero.
Tali muscoli, difatti, potrebbero essere troppo rigidi (per via di contratture o ipertono) o troppo rilassati quando ad esempio è presente un ipotono.
I tessuti intorno (vulva, labbra intere ed esterne, vagina) rispondo alla salute dei muscoli del pavimento pelvico e questi funzionano aiutando ad irrorare più sangue nei tessuti, alimentandoli e rendendoli più rosei, più tonici e più lubrificati.
Ma come ripristinare questa cosa? Come far chiudere una vulva?
Con la chirurgia o i láser si potrebbe ottenere solo una finta ripresa, perché tali tecniche non agiscono sul muscolo.
La soluzione l’avremo nella sana riabilitazione del pavimento pelvico (la spiego nell’ultimo capitolo) e  non solo nei classici “esercizi di Kegel”, ma in una rieducazione di abitudini/postura e di esercizi mirati ad ogni singolo strato di muscoli.
Perché deve stare chiusa?
Perché è un buco/canale che attraversa il pavimento pelvico e dunque il perineo fa meno fatica a fare tutto quello che deve fare (continenza, statica del corpo, contenimento, etc) se non ha buchi/falle al suo interno.
Quando il perineo è in salute riesce a chiudere bene le aperture (vagina, ano, uretra), ma se c’è una disfunzione potrebbe non riuscire a mantenere queste chiuse, sia se c’è un ipotono che un ipertono.                                                                                                         Nel primo caso i muscoli sono lassi, nel secondo possono essere troppo rigidi per muoversi.

Alcuni sintomi sono:
– entra acqua in vagina (o nella coppetta /tampone) quando si fa il bagno in immersione;
– esce aria con i movimenti (flati vaginali) tipo durante addominali o piegamenti, oppure durante penetrazione:  potrebbero essere normali tipo a pecorina o con le gambe al petto, ma se vengono col missionario no;
– lo sperma esce subito appena una si mette in piedi;
– se si nota una entrata più aperta.

Non resta che andare a conoscere più da vicino la tua vulva se ancora non lo hai fatto!

Come?
prendi uno specchio e guardati, approfitta del momento dell’igiene intima per conoscere meglio le varie zone, come si sentono al tatto e cosa senti in base alle varie zone che vai a toccare.
Ci sono peli? la pelle è rugosa? Bitorzoluta? Com’è l’apertura?
Conoscendo com’è, come si presenta, se un giorno ci saranno dei cambiamenti allora li potrai individuare subito, come una ghiandola infiammata, irritazioni, condilomi, ecc.

3.3 L’Imene

Imene: Il mito del sigillo di garanzia

Chi è arrivato, diciamo, alla sua “prima volta”  ( tra l’altro “prima volta” è un termine che a me non piace per niente, perché di prime volte ce ne possono essere tantissime) o comunque alla prima penetrazione di un qualcosa più grande rispetto un dito o un tampone, con un enorme paura perché c’era  l’idealizzazione di questo “imene”? Questa cosa che si doveva lacerare, rompere, per poi finire in dolore, sangue e via dicendo?

L’imene.

Viene descritto come una “membrana”. La parola membrana ci fa immaginare qualcosa di serrato, che uno deve aprire, rompere, che non permette la penetrazione.     

E purtroppo, spesso, online che cosa troviamo? Queste definizioni che leggete sopra.
 
Se riconoscete la grafica, viene da Treccani. Si legge: “tesa come un setto incompleto fra vulva e vagina; viene lacerata o interrotta nel primo rapporto sessuale”. Che vuol dire? Che si rompe, secondo loro…

 

Questo, invece, è “Personal Trainer” un sito molto seguito, ed è il primo risultato che viene fuori da una ricerca su google. La prima parte è corretta ma la seconda usa il termine “verginità”. Quindi “vergine”.

Questo termine rimanda sempre ad un concetto religioso, collegato alla Vergine Maria che ha concepito grazie allo Spirito Santo.
Aggiungono che si possa rompere anche con una caduta dalla bicicletta: questa stessa nozione che l’imene potesse rompersi andando in bici, con cadute o facendo sport, mi è stata insegnata fin dall’università e senza alcuna evidenza scientifica.

Il sito continua con: “viene solitamente lacerato dalla penetrazione del pene” 

Come al solito, il “magico pene azzurro” torna sempre a salvare le donzelle e rompere il sigillo di garanzia.

Sia per gli orgasmi (perché spesso sembra che se manchi il pene non possiamo avere degli orgasmi fantastici), ma anche se una persona magari si inserisce un dildo in vagina: non essendo questo un pene oppure un tampone o una coppetta mestruale, essa è vergine?
Perché parlo di questo in maniera un po’ provocante? 
Perché capita fin troppo spesso che molte persone con una vagina e che non hanno incontrato un pene, non possano fare degli esami più approfonditi, come ad esempio una visita vaginale o anche un ecografia transvaginale (la quale è un pochino più accurata rispetto ad un’ecografia addominale) per diagnosticare determinate patologie.

Alcune mie pazienti non hanno ricevuto nemmeno una visita dei genitali perchè vergini, ma di contro non riuscivano ad aver rapporti penetrativi di alcun tipo per il dolore. Ma finchè un pene non avrebbe varcato la soglia imenale nessuno doveva nemmeno avvicinarsi.

 

Dal sito di una nota marca di assorbenti

Inizialmente la descrizione è corretta, ma arriviamo di nuovo al concetto di verginità: “l’imene va incontro a rottura e stiramento fino a scomparire piano piano lasciando dei piccoli residui dopo il parto”. C’è sempre questa idea che se sei una donna e partorisci, resti poi con una “caverna” in mezzo alle gambe. 

Imene: da un testo attuale di medicina

l’immagine di sopra viene da un testo di medicina. Si legge: “con i primi rapporti sessuali l’imene si lacera parzialmente o totalmente causando un’emorragia di entità variabile.”

Ho fatto un sondaggio che hanno completato 6000 votanti su 8500 che lo hanno iniziato.
il 99% riferisce di avere una vagina.
Di queste il 95% si identifica come donna cisgender e il 93% riferisce un orientamento eterosessuale prevalentemente.
Su 8500 voti il 92% aveva avuto un rapporto con penetrazione vaginale. Di queste il 69% aveva esplorato la vagina con dita o tamponi.
Su 7500 voti, il 50% ha riferito di aver provato dolore quando ha inserito diametri simili a un pene o più dita. E il 32% riferisce che ha continuato a provare dolore anche nei rapporti penetrativi successivi.
il 39% ha riferito di aver perso sangue, non specificato se poche gocce o emorragia più importante. Di queste solo il 17% riferisce di aver perso ancora sangue con le penetrazioni successive.
Su 8300 votanti il 61% riferisce di aver avuto timore del dolore prima di avere la prima penetrazione.
Su 6300 votanti il 31% è stata giudicata negativamente dal partner (su 5100 votanti l’11% riferisce che le è stato recriminato che non ha perso sangue con la prima penetrazione) o avuto prestazioni sanitarie limitate quando riferiva di essere ancora “vergine”.

L’imene ancora oggi è spesso visto come un sigillo di garanzia.
C’è un bellissimo studio dove si dice che non c’è nessun modo per poter capire o vedere se una vagina sia stata penetrata oppure no. Da un dito, da un pene, da un figlio… Non ci sono modi, non si può. 

Il non riuscire a stabilire se l’imene sia stato o meno attraversato da qualcosa mette in grossa crisi i professionisti medici quando devono fare delle valutazioni, delle perizie medico-legali, per stabilire se una persona abbia subito una violenza sessuale senza che ci siano state lesioni evidenti. Ovviamente se la violenza è stata molto brutale e ci sono state delle lacerazioni quelle si vedono. Se però, nonostante la violenza, i genitali sono stati elastici potrebbe non vedersi niente.

Basta dire che l’imene si rompe! Nella realtà dei fatti è molto elastico e la rottura effettiva avviene solo in pochissimi casi.

L’unica che ci ha azzeccato un po’ di più è Wikipedia dove ci dice che: “l’imene potrebbe essere completamente assente” anche se ancora non ho trovato una vulva senza, almeno da quando le sto guardando da 3 anni con più attenzione, e continua: “non è un indicatore di verginità e tanti studi e studiosi dubitano che si rompa e che sanguini”

Ma poi… Se una persona non ama i peni, che cosa fa? Resta “vergine” tutta la vita?
Non può accedere a una visita vaginale, un paptest o un controllo approfondito?
Anche se usa oggetti (più o meno grandi)?

Imene nei libri di anatomia

Sempre dai libri di anatomia, questo è il Netter perché sul Gray’s Anatomy non ho trovato delle rappresentazioni.

In queste immagini si nota sempre una dissonanza tra reale posizione della uretra e l’ apertura vaginale come se lo spazio realmente occupato sia così tanto.
Per quanto riguarda l’imene “Parous introitus” si nota una enorme beanza vulvare e le “caruncole imenali” come se fossero dei residui non più ripristinabili.

Qualcuno forse potrà dire che non è così semplice disegnare dei genitali femminili in modo veritiero.

Questi sono disegni realizzati per il mio libro “Senza Tabù” da una illustratrice, Enrica Mannari, sulle mie bozze e diretti a un pubblico dai 14 anni in su quindi doveva essere semplice.

Imene: ecco come sono fatti

L’imene è per lo più un anello di ciccette mucose che fa il giro sull’apertura vaginale, un po’ come un obiettivo di macchina fotografica o un bocciolo.

Al quinto mese di gestazione, la formazione del canale vaginale è completa e l’imene fetale si
forma in seguito alla proliferazione dei bulbi sinovaginali, perforandosi prima o poco dopo la nascita.

L’imene è una porta che si apre e si chiude quando serve.
Quando la vagina è a riposo l’imene si richiude come un bocciolo e così impedisce alle cose di entrare, ricordate che un tempo non esistevano le mutande!
Quando serve che si apra, si apre in base al bisogno: per far uscire le secrezioni vaginali si aprirà meno, per il sangue dipende dal flusso, per un tampone/un dito/un oggetto/un pene l’apertura dipenderà da quanto è il diametro dell’oggetto che lo attraversa.
Gli imeni imperforati capitano circa tra 1 su 1000 e 1 su 10.000 donne, quindi un evento raro.
Gli imeni solitamente sono elastici quanto la vagina che li ospita. Ovvero se la vagina è poco elastica anche l’imene sarà poco elastico.

Se una vagina non è elastica allora potrebbero esserci delle screpolature quando la si va a dilatare, ed è per questo che talvolta (NON È LA REGOLA) ci siano perdite di sangue, con i primi rapporti penetrativi o quando si ha un rapporto penetrativo dopo un periodo in cui non si sono avuti.

Dicono che ancora non si sappia a cosa serva, ma piu li guardo con le visite più mi convinco che questo bocciolo che trovo chiuso quando apro le labbra interne serva proprio a proteggere la vagina per evitare che entrino cose indesiderate. Quando in anamnesi mi riferiscono che sentono entrare/uscire acqua dalla vagina o l’aria con determinati movimenti so già che troverò una beanza vulvare.

Lembi di imene ricoprono alla perfezione anche l’apertura uretrale per proteggerla. Quando la trovo scoperta comprendo che qualcosa non va a livello di tono dei tessuti vulvari.

Esempi di imeni diversi

A sinistra si vede un imene ben chiuso con molti lembi parecchio vicini e adesi tra loro. L’apertura uretrale non si vede perchè ben protetta dai lembi dell’imene. A destra invece un’altra forma di imene composto solo da due lembi: si noti come le mucose sono infiammate.

A sinistra si vede un’altra forma di imene, con i lembi più “cicciosi”. Mentre a destra si vede un imene che ha vissuto ben 2 parti vaginali, eppure si mantiene ben chiuso e non si direbbe che abbia partorito. Non sempre i parti vaginali lasciano la vagina così lassa da avere una marcata beanza vulvare e a volte si possono trovare beanze vulvari importanti anche in nullipare (che non hanno mai partorito).

Questo invece è una vulva con una beanza vulvare accentuata. Nell’immagine a destra ho segnato i contorni dell’imene: immagina di poter chiudere l’apertura vaginale e di conseguenza anche l’imene.

Ecco una serie di foto dello stesso imene mentre vado ad aprirlo distendendo l’apertura vaginale da fuori. Si nota proprio come siano tanti lembi che chiudono perfettamente l’apertura vaginale ma si aprono al bisogno.

Queste sono due vulve con beanza vulvare e imenale, oltre ad avere una atrofia delle mucose. Si nota però come sia diverso il grado e che a sinistra le mucose siano anche infiammate e arrossate. Si nota bene come anche l’uretra sia aperta e non completamente coperta dai lembi dell’imene.


Nell’immagine di sopra, a sinistra un imene e vagina dopo un parto e prima della riabilitazione. Si nota beanza vulvare, mucose atrofiche, imene molto disteso quasi non più presente, rettocele. L’ immagine a destra è la stessa vulva dopo 3 mesi di riabilitazione pelvica: si notano le mucose trofiche e belle rosee, una riduzione della beanza vulvare e l’imene che si sta richiudendo!!

Ecco altri esempi in cui la riabilitazione pelvica ha portato a un miglioramento visibile della beanza vulvare.
A sinistra si nota come sia migliorata la chiusura anche a carico delle labbra esterne che sono anche più “polpose”. A destra si nota oltre alla chiusura e tonicità delle labbra, anche un miglioramento dell’allineamento del bacino e una maggior distensione del centro tendineo (quella parte tra ano e vagina) oltre che una riduzione delle emorroidi.

Ma un imene “vergine” com’è?

Ho avuto la possibilità di visitare diverse vulvagine “virgo” e tutte avevano le mucose molto infiammate causa vaginosi. Questo rendeva loro difficile avere dei rapporti intimi penetrativi anche con un dito o ad usare ad esempio un tampone assorbente. La visita è stata molto difficile per il bruciore percepito dalla paziente. Il non poter esplorare l’apertura vaginale porta una scarsa elasticità dell’imene che si traduce in difficoltà anche a inserire diametri più grandi di 7-9 mm.
Un’altra paziente che ho seguito affetta da “vaginismo” (fobia) alla prima visita aveva un imene che sembrava molto rigido e con forma “anulare” senza lembi. Con la cura delle mucose e esercizi di massaggi e inserimento dita e massaggiatori, l’imene è diventato più elastico e sono comparsi i classici lembi.